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cibo e giovinezza

  

IL CIBO CHE ATTIVA I GENI DELLA GIOVINEZZA

Servizio tratto da "VIVERE SANI E BELLI"
n°10 - 9 marzo 2007

Di Letizia Sofia Comolo

Un corpo giovanile, agile e sano; una mente sveglia ed efficiente. Non solo a vent'anni, ma anche a settanta e più. Non è fantascienza, ma uno scenario molto probabile del nostro domani. Oltretutto, senza fare troppa fatica, ma seguendo semplicemente il menu deciso dal nostro Dna. La scienza ha scoperto, infatti, che alcuni cibi agiscono direttamente sui geni, prolungando la vita e riducendo il rischio di ammalarsi. Ma non è tutto. Con la conclusione della mappatura del Dna si è visto che tutte le persone sono uguali per il 99,9% circa; ciò significa che basta il restante 0,1% a renderci unici e profondamente diversi uno dall'altro, anche nella vulnerabilità a una malattia piuttosto che a un'altra. E la dieta agirebbe proprio su queste piccole differenze.

Invecchiamento sotto controllo

L'invecchiamento è un processo di logoramento delle cellule: tanti piccoli danni si accumulano, l'organismo si indebolisce e, a un certo punto, si ammala. È un percorso naturale, paragonabile al destino di un'auto: con il passare del tempo perde efficienza, poi il motore si inceppa, alla fine va sostituita. Ora, però, possiamo modificare questo processo; la velocità con cui i danni si accumulano e, quindi, quella con cui progredisce l'invecchiamento è legata all'efficienza dei meccanismi di prevenzione e riparazione controllati dai geni. E il cibo può attivarli e correggerli.

La nutrigenomica è già realtà

Fino a ieri i nutrizionisti consigliavano a tutti una dieta ricca di vegetali per ridurre il rischio di tumori, oggi la nutrigenomica potrebbe rivoluzionare il rapporto con il cibo, arrivando a tracciare, per ciascuno di noi, un menu personalizzato in grado di portare l'organismo a funzionare al meglio.

Questa scienza studia, infatti, le relazioni tra genetica e nutrizione. E ha scoperto che alcune sostanze presenti nei cibi riescono a "correggere" specifici svantaggi genetici che, nel tempo, portano a vere e proprie malattie. Altre, invece, "accendono" i geni della longevità (chiamati proprio per questo vitagení).

OGNUNO  HA UN SUO CODICE SEGRETO

Conoscere il genoma, cioè il patrimonio genetico (e arrivare a capire i meccanismi di interazione e di attivazione dei singoli geni) significa trovare la chiave di lettura del funzionamento dell'organismo, nel corso della vita intera. I geni sono strutture vive e, in qualche modo, plasmabili. Come il corpo risponde e si modifica negli anni a seconda dello stile di vita e delle esperienze vissute, così si può intervenire, attraverso la nutrizione (ma anche l'attività fisica e le abitudini quotidiane), per ridurre al minimo le conseguenze di un progetto genetico "non proprio da formula Uno", ma anche per potenziare l'azione dei geni collegati alla longevità.

E tra i genomi (le sequenze di Dna) delle persone esistono minime differenze, chiamate polimorfismi (si calcola che nel patrimonio genetico specifico di una persona esistano circa 3.000.000 di Snps, cioè di varianti di una singola base dei Dna). Sono proprio queste variazioni a rendere unico ognuno di noi e, allo stesso tempo, a condizionare il modo con cui ciascuno risponde agli stimoli ambientali e alla dieta che segue. Non resta che individuare, in base al singolo Dna, l'alimento in grado di produrre effetti positivi.

Per capire qual è il rapporto tra geni, cibo e invecchiamento abbiamo intervistato uno degli scienziati più preparati sull'argomento, Giovanni Scapagnini, membro del Cnr, docente universitario di biochimica e professore associato del Rockefeller Neurosciences Institute di Washington (Usa).

Come si è arrivati a scoprire il legame tra cibo e geni della giovinezza?

«Premesso che da più di 50 anni sappiamo che la dieta condiziona la durata della vita e la vitalità stessa, spesso si parte da intuizioni, che poi vanno esaminate e confermate. Qualche anno fa ho iniziato a condurre una ricerca sul curcumino - il pigmento giallo del curry - per verificare la sua reale efficacia protettiva nei confronti delle malattie neurodegenerative e dell'Alzheimer in particolare. I risultati dello studio, durato tre anni, hanno confermato l'ipotesi e, allo stesso tempo, portato a una nuova scoperta: il curcumino attiva un gruppo di geni - da noi definiti "vitageni" proprio per la loro funzione - strettamente connessi alla risposta delle cellule allo stress e in grado di potenziare la loro vitalità».

Lo stress può accelerare l'invecchiamento?

 «Provi a pensare alla vita come a una barca a vela, in questa metafora lo stress è il vento. Senza di esso non c'è vita, è lo stress che ci spinge ad agire, a reagire, a cambiare. Il successo dipende prima di tutto dal tipo di imbarcazione che abbiamo -quindi dal nostro specifico patrimonio genetico -ma anche dai miglioramenti che apportiamo, dalla manutenzione che dedichiamo alla barca, dalle condizioni che ci troviamo ad affrontare e dalla nostra capacità di reagire».

Quali sostanze attivano i vitageni?

«Questo filone è appena agli inizi; le scoperte si susseguono rapidamente, ma servono ulteriori studi, anche sul lungo periodo. Al momento la ricerca è concentrata sui polifenoli, composti vegetali che svolgono nelle piante una funzione simile a quella del sistema immunitario e capaci di attivare, nel nostro organismo, meccanismi genetici che aumentano la longevità della cellula. Un altro "mondo" interessante è costituito da alcuni aminoacidi o pseudoaminoacidi, come la carnosina, per citarne uno già noto, in grado di modificare funzioni che possono prolungare la durata della vita, come le capacità dei sistema immunitario o delle difese antiossidanti».

Per avere risultati visibili servono gli integratori?

 «Sì, per trarre reali vantaggi occorre integrare la dieta. Ciò che attiva i geni non è un cibo nel suo insieme, ma un suo componente; la sua concentrazione può variare molto e la sua efficacia può essere compromessa da molti fattori.

I geni della vecchiaia "scadono"?

«No, possono essere attivati a qualunque età, ma prima si interviene meglio è. Certamente, chi ha 40-50 anni è più interessato ad agire subito».

LE SOSTANZE CHE CORREGGONO I GENI  SFAVOREVOLI

La dieta influenza -nel bene e nel male - l'attività dei geni e, di conseguenza, la comparsa delle malattie; per questo la ricerca si sta concentrando su alcuni nutrienti in grado di ridurre i rischi di ammalarsi.

L'acido folico contro l'infarto

Da anni questa vitamina del gruppo B (la B9) è consigliata alle donne in gravidanza perché permette il corretto sviluppo del sistema nervoso del nascituro. È anche utile, però, nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Oggi è dimostrato che le persone con una variante sfavorevole di uno specifico gene (quello per l'Mthfr) corrono rischi maggiori di soffrire di malattie cardiovascolari o di avere un precoce declino delle capacità cognitive. L'integrazione della dieta con acido folico, puro o con alimenti che lo contengono, permette di ristabilire l'equilibrio.

Dove si trova: spinaci, biete, broccoli, cereali, legumi.

La vitamina D3 per l'osteoporosi

In Italia è molto diffusa una variante sfavorevole di un gene collegato alla vitamina D3, sostanza fondamentale per la formazione e la rigenerazione dell'osso.
La presenza di questa variante riduce la sensibilità delle cellule alla vitamina e, di conseguenza, favorisce la comparsa di osteoporosi (fragilità delle ossa). Sapendolo basta  aumentare il quantitativo di vitamina D3 con la dieta per annullare la maggiore vulnerabilità alla malattia.

IL TEST DEL  DNA

Per individuare la dieta personalizzata occorre conoscere il proprio Dna e, soprattutto, rivolgersi a un medico in grado di tradurre "i geni" in consigli pratici. Per questo motivo gli esperti suggeriscono di diffidare dal fai-da-te e di non comprare i kit per il test del Dna in vendita online (in genere sono aziende americane): sapere, per esempio, di essere a rischio di infarto creerebbe solamente un inutile senso di panico.

Attualmente, in Italia, sono ancora pochi i centri in grado di effettuare questo tipo dì esame ma, probabilmente, nel giro di qualche anno molti laboratori offriranno questo servizio: la tecnologia necessaria, infatti, è molto semplice (basta prelevare un campione di saliva con un tamponcino). Un test sui polimorfismi (oggi eseguibile solo privatamente) che evidenzi 20 Snps (dall'inglese "Single nucleotide polimorfisms", polimorfismi di una singola base del Dna) costa circa € 400.

COME FERMARE IL TEMPO A TAVOLA

Ecco le indicazioni della nutrigenomica per mantenersi giovani.

Bere un bicchiere di vino rosso a pasto. Il resveratrolo, presente nella buccia dell'uva rossa, è un ottimo antietà; sembra anche utile contro alcuni problemi legati al diabete e all'obesità.
Aromatizzare con il curry. Grazie al curcumino, questa spezia attivai geni della longevità.
Insaporire con il rosmarino. Contiene acido ferulico, dalle proprietà antiaging.
Inserire nella dieta la carne. Fornisce la carnosina, una sostanza proteica (dipeptide) che inizia a scarseggiare nell'organismo dopo i 40 anni, ma in grado di potenziare le barriere immunitarie.
Sorseggiare tè verde. l'epigallocatechingallato, presente nelle sue foglie, attiva i vitageni, proteggendo il sistema nervoso centrale.
Non abolire il latte. È una fonte di melatonina, la cui carenza è un importante segnale di invecchiamento.

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